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Ente per la Gestione del
Parco Regionale di Montevecchia e Valle del Curone

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Gigaro scuro

Foto di Gigaro scuro
La spata avvolge completamente lo spadice violaceo a forma di clava.

Specie: Arum maculatum L.
Nome volgare: Gigaro scuro
Divisione: SPERMATOFITE
Sottodiv.: Angiosperme
Famiglia:ARACEAE
Habitat: boschi umidi
Fioritura: da Aprile a Maggio
Forma: Geofita rizomatosa
Durata/Portamento: perenne
Colore del fiore: bianco
Origine: autoctona
Protezione: Protezione rigorosa

Il Gigaro scuro è una pianta erbacea alta 20-40 cm dall'aspetto inconfondibile. E' simile all'Arum italicum ma è più diffuso nel Parco e cresce nei boschi umidi e lungo le sponde dei corsi d'acqua.

E' provvisto di un rizoma ovoide ed il fusto, tozzo e robusto, è inserito all'interno dei piccioli fogliari.

Le foglie sono ampie, spesso macchiate di scuro, sagittate: hanno cioè la caratteristica forma delle punte di freccia.

Dal fusto si erge una spata lanceolata (lunga 10-15 cm), di color verde-chiaro spesso purpurea sul bordo, che avvolge completamente lo spadice violaceo a forma di clava. Alla base dello spadice si trovano i fiori maschili e femminili completamente nascosti perchè inclusi nella spata.

L'infruttescenza è una spiga, densa e compatta, di bacche rosse.

Particolarità:

  • Il nome del genere Arum deriva dal greco "áron" = gigaro, il nome assegnato alla pianta.
    Il nome della specie maculatum viene dal latino "mácula" = macchia, in riferimento alle foglie spesso macchiate di scuro.
  • Per assicurare l'impollinazione dei suoi fiori, il Gigaro "usa l'astuzia".
    Mosche e moscerini si posano sulla spata o sullo spadice attirati dal loro odore fetido di carne in putrefazione. Dato che la superficie è liscia e scivolosa, gli insetti cadono dentro la cavità. Alla base, intorno allo spadice, si trovano i fiori femminili (che sono i primi a maturare) composti solamente da ovario e stimma e più in alto si trovano i fiori maschili composti da 3-4 antere. Sopra e sotto i fiori maschili ci sono dei fiori sterili e setolosi che sbarrano agli insetti la via d'uscita. Nei loro tentativi di fuga gli insetti urtano gli stimmi lasciandovi attaccato il polline dei fiori visitati precedentemente. Ad impollinazione avvenuta gli stimmi si rimpiccioliscono, le superfici scivolose si asciugano, i fiori setolosi si afflosciano e gli insetti possono così uscire col nuovo carico di polline, pronti a cadere in un'altra trappola.
  • Attenzione: tutta la pianta è velenosa: il rizoma contiene una sostanza acre che provoca il vomito ed è purgativa; le bacche, se ingerite, provocano tumefazioni ed irritazioni alla bocca e alla gola con pericolo di gonfiori che possono impedire la deglutizione e la respirazione.
Ultimo aggiornamento:
9/6/2015
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