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Parco Regionale di Montevecchia e Valle del Curone

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Gittaione

Foto di Gittaione
Una pianta segetale ormai diventata rara a causa dei diserbanti.

Specie: Agrostemma githago L. subsp. githago
Nome volgare: Gittaione
Divisione: SPERMATOFITE
Sottodiv.: Angiosperme
Famiglia:CARYOPHYLLACEAE
Habitat: incolti, coltivi
Fioritura: da Maggio a Giugno
Forma: Terofita scaposa
Durata/Portamento: annuale
Colore del fiore: lilla, rosa
Origine: esotica
Protezione: Protezione rigorosa

E' stato un immenso piacere aver trovato questa pianta un tempo considerata infestante nei campi di cereali ed oggi ormai così rara! Si tratta di una specie erbacea rivestita di una soffice peluria biancastra che ha fusto eretto e ramoso alto fino a 1 m. La sua presenza però potrebbe essere casuale in quanto spuntata su terra di riporto in un incolto, insieme ad altre piante segetali. Difficilmente questa specie esce dai coltivi e questo fa temere per la sua stabilità nel tempo.

Le foglie sono opposte, sessili, lineari, con margine intero.

I fiori sono ermafroditi, grandi e vistosi (3-4 cm di diametro), con corolla a 5 petali di color porpora. Il calice è tuboloso e si apre a raggera in 5 sepali stretti più lunghi dei petali. L'impollinazione è effettuata da farfalle notturne.

Il frutto è una capsula deiscente piriforme con calice persistente.

Particolarità:

  • Il nome del genere Agrostemma deriva dal greco "agros" = campo e "stemma" = corona, cioè "corona dei campi".
  • Come già anticipato nella descrizione, questa bellissima pianta era un elemento comune delle messi, insieme al Fiordaliso (Centaurea cyanus), allo Specchio di Venere (Legousia speculum-veneris), al Papavero (Papaver sp.) ecc., ma negli ultimi decenni il Gittaione, soprattutto a causa del sempre maggior impiego di diserbanti chimici selettivi e anche per una più accurata pulitura delle sementi, è divenuto piuttosto raro ed è completamente scomparso in parecchie località.
  • Nella medicina popolare si utilizzava la radice per preparare cataplasmi utili nelle eruzioni cutanee e i semi erano impiegati come espettoranti e diuretici.
    In realtà i semi di questa pianta sono tossici in quanto contengono saponine velenose e se macinati col frumento possono dar luogo ad avvelenamenti alimentari caratterizzati da nausee, vomito, cefalea, febbre, contrazioni muscolari, delirio.

Ultimo aggiornamento:
17/3/2018
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