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Ente per la Gestione del
Parco Regionale di Montevecchia e Valle del Curone

Sede: 23874 MONTEVECCHIA (LC) - Loc. Butto, 1 - Tel. 039.9930384 - Fax. 039.9930619
C.F. 94003030130 - Web: www.parcocurone.it - E-Mail: info@parcocurone.it

Inizio contenuti

Percorso Stazione

Inquadramento territoriale

I percorsi nel parco Legenda:
ROSSO: Percorso Prati Magri
ARANCIO: Percorso Erbe officinali
VERDE: Percorso Stazione
VIOLA: Percorso Sorgenti petrificanti

Cartina del percorso

Percorso sorgenti

Audioguida

File ZIP stazione.zip (3,76MB): pacchetto completo con un file MP3 per ogni punto del percorso.

Guida al percorso

PUNTO 1

Questo percorso, della lunghezza di 4 chilometri e mezzo, parte dalla stazione ferroviaria di Cernusco Lombardone – Merate a circa 260 metri s.l.m.. Ci condurrà, passando per cascine e caratteristici nuclei rurali, alla Cascina Butto a circa 380 metri s.l.m., sede degli uffici del parco. Dopo circa 1 ora mezzo di cammino dalla partenza, si giungerà al Centro parco Ca’ del Soldato a circa 330 metri s.l.m. E’ consigliato l’uso di scarponcini da trekking.
Uscendo dalla stazione, situata sul confine orientale del Parco, svoltiamo a destra, camminando sul marciapiede che costeggia i binari fino ad arrivare al passaggio a livello che attraversiamo. Eccoci, dopo pochi metri, nel Parco di Montevecchia e Valle del Curone: abbiamo varcato il confine dell’area protetta, segnalato dal cartello della Regione Lombardia. Siamo arrivati al punto 2.

PUNTO 2

Alla nostra sinistra vi è la chiesa dei Santi Dionigi e Lorenzo, citata in atti del 1457. La chiesa rivestiva all’epoca grande importanza poiché era utilizzata anche come cimitero; sotto l’attuale navata della chiesetta è, infatti, presente una profonda cripta, nella quale furono sepolti i defunti cernuschesi fino all’apertura del cimitero; inoltre qui trovarono sepoltura anche i morti della peste che colpì nel 1630 tutta la Brianza. All’interno si possono ammirare diversi affreschi e una pala d’altare seicentesca.
Facendo correre lo sguardo dinanzi a noi, scorgiamo sulla sinistra le rovine dell’antico castello di Cernusco Lombardone, da sempre simbolo del paese. Sull’altura in cui si ergono le rovine del castello, doveva esistere una fortificazione edificata dai Romani e riutilizzata dai Longobardi. I resti che possiamo ammirare risalgono alla prima metà del XIV secolo. La torre situata sullo spigolo sud-est è di origine trecentesca edificata con pietre sagomate. L’altra torre, mancante di due lati, situata sullo spigolo nord, fu edificata con pianta rettangolare e ha un’altezza di dieci metri. Il palazzo baronale vero e proprio, costruito in ciottoli e mattoni disposti a spina di pesce, presenta finestre monofore e un loggiato. Questo castello è stato accompagnato, fino ai giorni nostri, da numerose leggende; si narra che dal castello partisse un’antica rete di corridoi sotterranei lunghi chilometri, che collegavano le varie fortificazioni presenti all’epoca nella zona. Altre leggende narrano che nel castello di Cernusco soggiornò persino l’imperatore Federico Barbarossa.
Proseguiamo, in direzione nord-est, imboccando la via Stoppani davanti alla chiesa, seguendo le indicazioni per il percorso n. 11. Dopo pochi minuti di cammino passiamo sotto la strada provinciale e proseguiamo diritto: sulla nostra sinistra il terreno sale in un pendio, mentre sulla destra si estendono dei prati tagliati dalla ferrovia che corre parallela alla nostra strada. Al di là di questa vi è il torrente Molgora; questo corso d’acqua nasce, diviso in due rami, a Colle Brianza e S. Maria Hoè e scorre verso sud, attraversando vari comuni e delineando il confine orientale del Parco; ad Usmate-Velate riceve le acque del torrente Molgoretta, a sua volta alimentato dai torrenti Curone e Lavandaia.
Arriviamo alla via Paravino che sale sulla sinistra andando nella direzione da cui siamo giunti; la imbocchiamo e ne seguiamo le varie svolte fino ad arrivare ad uno stop: siamo arrivati al punto 3.

PUNTO 3

Siamo a Paravino, località citata nei registri parrocchiali già dal 1500. Da antiche cronache, questo risultava essere uno dei primi insediamenti abitativi di Cernusco; si ha notizia che a Paravino esistesse una comunità religiosa di frati e suore abili nella lavorazione della lana e del cotone. Nella vicina località di Regondino, fotografie aeree hanno evidenziato zone circolari formate da pietre, forse di origine celtica. Scavi archeologici hanno portato alla luce tombe galliche.
Dallo stop prendiamo la strada sterrata sulla destra, in direzione ovest. Alziamo lo sguardo: davanti a noi la pianura diventa collina. Si scorge il passaggio dalla zona pianeggiante meridionale del Parco al colle di Montevecchia e alla zona settentrionale, rappresentata dal crinale che unisce Montevecchia a Lissolo e dalle due valli ad esso laterali, la Valle S. Croce e la Valle del Curone. Si trovano, qui, molti dei caratteri del paesaggio collinare brianteo: dalla copertura dei folti boschi ai terrazzamenti dei versanti dovuti all’opera dell’uomo. Qui affiorano principalmente rocce del substrato prequaternario, rappresentate da calcareniti, calcari e marne scagliose. La zona meridionale del Parco è, invece, costituita da depositi fluvioglaciali originati dalla fusione delle acque dei ghiacciai Mindelliani che trasportarono e depositarono verso valle grandi quantità di materiale detritico come blocchi, ciottoli, ghiaia e sabbia. Tra 700.000 e 300.000 anni fa, durante la glaciazione Mindelliana, la coltre glaciale che scendeva dalla Valtellina arrivò a lambire il Parco, circondandolo senza però riuscire a scavalcare i suoi rilievi collinari.
Le diverse caratteristiche geologiche del territorio ne determinano, quindi, l’aspetto geomorfologico. Nella zona settentrionale troviamo rilievi aspri con altezze fino ai 550 m. s.l.m. e valli incise con versanti ripidi. La zona meridionale, invece, è caratterizzata da una morfologia prevalentemente pianeggiante, a circa 240 m. s.l.m..
Continuiamo a camminare sulla strada sterrata, lasciando sulla sinistra un vivaio e il cartello giallo di confine del Parco. Poco avanti imbocchiamo, sulla sinistra, una stradina che scende ripida verso il torrente Curone attraversato da un ponte in pietra: siamo giunti al punto 4.

PUNTO 4

Il torrente Curone è il risultato del confluire a valle di numerose sorgenti localizzate nella Valle del Curone, situata nella zona collinare della Riserva Naturale Valle S. Croce e alta Val Curone. Il torrente attraversa da nord a sud tutta l’area del Parco: a Lomagna confluisce nel torrente Molgoretta. Risalendone il corso si possono attraversare i diversi ambienti geologici presenti nel territorio che attraversa ed avere una chiave di lettura per comprenderne l’evoluzione.
Poco distante da questo punto, seguendo il corso del torrente Curone, si incontra la cascina Molinazzo, un tempo sede del mulino che offriva, ai contadini del paese, la possibilità di produrre farina e mangime per le bestie. Il mulino, funzionante fin dal Seicento, era azionato dall’acqua del torrente Curone, il cui corso era stato rettificato con una piccola diga, ancora esistente. Da qui iniziava la “Roggia Molinara”, un canale di derivazione che giungeva ad est della cascina, dove vi era un bacino di accumulo dell’acqua che arrivava alla ruota e tornava infine nel Curone. Nei pressi del mulino vi era l’importante lavatoio del Molinazzo, oggi ancora presente, dotato di antiche opere idrauliche che servivano ad intercettare la sorgente d’alimentazione del lavatoio.
Attraversiamo il torrente sul ponte di pietra molera, largo circa 1,5 m. Anticamente nel territorio del Parco erano presenti alcune cave di pietra molera, arenaria largamente presente nelle colline briantee, che si lascia lavorare facilmente e che ha trovato l’uso più vario. Si sa con certezza che le prime cave risalgono al IV secolo a.C., furono sfruttate poi dai Romani, utilizzate ancora nel Medioevo e rimasero fiorenti fino al secolo scorso.
Proseguiamo sul sentiero fiancheggiato a sinistra da campi di granoturco e a destra da prati da sfalcio; poco più avanti, alcuni pioppi cipressini, disposti in filari, ci segnalano la via. Ci troviamo sulla vecchia strada consortile del Curone che ci conduce in località Pertevano, antico nucleo rurale. Qui troviamo il punto 5.

PUNTO 5

Attraversiamo il nucleo di Pertevano e prendiamo, a sinistra, la Via Belsedere verso la località Passone, in direzione sud. La leggenda narra che il Cardinale Carlo Borromeo, in visita a Montevecchia nel 1571, dopo aver percorso un tratto della salita che porta al santuario Beata Vergine del Carmelo in cima al colle, si sia fermato a riposarsi e abbia esclamato: “Oh, che bel sedere”; da qui il nome della località Belsedere. Giungiamo in località Passone, a circa 305 metri s.l.lm., dove è vi è il punto 6.

PUNTO 6

In località Passone è presente la chiesa S. Mauro, edificio religioso di cui era documentata la presenza già nel 1658. Dal cartello del punto 6 imbocchiamo la gradinata che sale sul colle di Montevecchia, in direzione nord-ovest. Un’antica leggenda popolare racconta che gli abitanti del Passone, per recarsi nella chiesa in cima al colle, utilizzavano questa gradinata e, durante il tragitto, lasciavano gli zoccoli lungo il sentiero e indossavano le scarpe.
Continuiamo a salire sul sentiero fiancheggiato dai caratteristici muretti a secco, importanti esempi dell’architettura rurale della zona, che forniscono utili ambienti di rifugio per micromammiferi e rettili. Siamo circondati dai tipici terrazzamenti della collina di Montevecchia, chiamati “ronchi”, dove troviamo coltivazioni di rosmarino, salvia ed altre erbe officinali, oltre a vigneti e frutteti. Siamo quasi giunti in località Butto, dove hanno sede gli uffici del Parco; se volgiamo lo sguardo alla nostra sinistra il nostro occhio si perde nella vista della pianura che si estende verso Milano, mentre davanti a noi scorgiamo la chiesa parrocchiale di Montevecchia e, ancora più in alto, il santuario Beata Vergine del Carmelo. A destra spicca l’imponente cascina Butto e, sotto a questa, la cascina Costavegia. Facciamo attenzione perché, alla nostra sinistra, per un tratto del percorso manca la staccionata. Continuiamo a camminare sul sentiero pavimentato a ciottoli, fino ad arrivare ad un dissuasore per biciclette, oltrepassato il quale, ci troviamo nel parcheggio della cascina Butto, dove è presente una fontanella e il punto 7.

PUNTO 7

La cascina Butto, a circa 380 metri s. l. m., ospita la sede amministrativa e gli uffici del Parco; è stata ristrutturata nel 2000. Il complesso, ormai fatiscente, era costruito da parecchi corpi di cui sono stati recuperati la parte residenziale, con ampio porticato a tre archi, dove ora trovano posto gli uffici e una piccola foresteria e il fienile che potrà ospitare spazi espositivi ed una sala polifunzionale. Sono stati conservati l’impianto originale del complesso: le facciate del corpo residenziale con poche e piccole aperture, l’ampio porticato al piano terra con solaio in legno e diversi livelli interni. Nel corpo ovest sono state riproposte le piccole aperture al piano terra, dove si trovavano le stalle, e i grigliati al piano superiore.
Dal parcheggio imbocchiamo, in discesa, la strada a destra e dopo pochi metri svoltiamo a sinistra verso la Valfredda, valle così denominata per la sua esposizione a nord. Camminiamo per circa un quarto d’ora sulla strada, prima asfaltata e poi sterrata, immersa nel bosco, fino a giungere alla località Gaidana, a circa 340 metri s. l. m., e al punto 8.

PUNTO 8

Qui il bosco lascia spazio ai prati terrazzati; sulla destra possiamo ammirare la valle del Curone, nella quale sorge un caratteristico nucleo rurale: la località Bagaggera. L’edificio principale è costituito da un corpo unitario e lineare scandito da sei partiture: nelle quattro centrali si sviluppa un portico con loggia su sostegni in mattone. E’ ancora presente l’insegna di una vecchia osteria che testimonia il passato fiorente di questo centro, un tempo comune indipendente.
Nel Parco sono presenti diverse tipologie di edilizia rurale: la più comune è una semplice cascina su due piani dove al piano terra si trova la stalla e nel loggiato superiore c’è il fienile. Questi edifici rurali rappresentano, ai giorni nostri, un patrimonio storico e culturale di importante valore da conservare e preservare, perché significativa testimonianza della vita contadina del passato. Infatti, il segno più visibile del mondo contadino, insieme ai terreni ordinatamente coltivati, era costituito dalle cascine. Queste costruzioni, sparse nella campagna, costituivano un vero microcosmo, ove vivevano decine di famiglie che si sostenevano unicamente col lavoro dei campi. Il mondo della cascina era caratterizzato da una vita particolare. Il cortile, la stalla, i porticati e i loggiati erano luoghi adibiti ai divertimenti e alle attività comuni.
Dietro la Cascina Bagaggera è presente la località Barbabella, zona di residenza di popolazioni del Paleolitico medio e superiore. Oggi vi è un cascinale in rovina a ridosso delle cave della Fornace, dove anticamente veniva estratta l’argilla, utilizzata per fare i mattoni nella vicina fornace. Andando verso la cascina Malnido, quindi risalendo la valle del Curone, in tempi remoti, tutto il territorio era occupato da una fornace romana, particolarmente interessante dal punto di vista storico.
Dalla località Gaidana proseguiamo sulla strada sterrata nel bosco; incrociamo un piccolo ruscello che nasce dalla sorgente di Fontana Fredda e, quindi, giungiamo in località Valfredda, a circa 320 metri s. l. m., e al punto 9.

PUNTO 9

Il nome della cascina Valfredda comparve già in un disegno del 1571 che definiva il territorio circostante e la sua orografia. Questa cascina oggi è circondata da prati utilizzati per il pascolo e per lo sfalcio. Qui, un tempo, vi era una chiesa con un altare dedicato alla Vergine della neve; il basamento dell’altare, oggi non più esistente, funge da abbeveratoio. L’acqua non è potabile. Qui è presente anche un lavatoio, segno della vita contadina di un tempo.
Proseguiamo sulla strada che passa tra le cascine e prendiamo subito il sentiero a sinistra verso Ca’ del Soldato. Teniamo la destra, proseguendo sul sentiero argilloso che ci fa giungere, in circa dieci minuti, ad uno splendido torrente nel bosco, affluente del torrente Curone, dove possiamo ammirare l’interessante ambiente delle sorgenti petrificanti. Siamo giunti al punto 10.

PUNTO 10

L’habitat delle sorgenti petrificanti è, nel Parco, uno dei tre Siti di Interesse prioritario per la conservazione della natura da parte dell’Unione Europea. Questo habitat è rappresentato da ruscelli, con presenza costante di acqua corrente, in cui avvengono fenomeni di formazione di travertini. I travertini sono rocce porose, formate dalla precipitazione del carbonato di calcio (calcare) di cui sono ricche le acque sorgive, acquisito durante la permanenza nel sottosuolo. Una volta venute a giorno, le acque tendono a depositare parte del calcare su tutto ciò con cui vengono in contatto, rivestendo così, con patine via via più spesse, le rocce, i sassolini, le foglie, i pezzi di legno e i muschi. Questo fenomeno viene facilitato dalla presenza di cascatelle e di muschi che, con meccanismi fisici e biologici, accelerano la perdita di anidride carbonica da parte delle acque, e, quindi, la precipitazione del calcare. All’habitat è stato dato il nome di una comunità di muschi particolarmente importante per il fenomeno di travertinizzazione. Nelle condizioni più favorevoli si formano ammassi più grossi ed articolati, quali il sistema a vaschette e cascate, costituito da una vasca di ritenzione, la pozza, seguita verso valle da una cascata in accrescimento, quindi da una marmitta ed un accumulo finale. Il fenomeno di formazione dei travertini diminuisce allontanandosi dalla sorgente, conseguentemente alla precipitazione del calcare, fino a scomparire del tutto dopo alcune centinaia di metri. Nel Parco questi habitat si ritrovano nel tratto iniziale dei ruscelli con presenza costante d’acqua, all’interno dei boschi, in tutta l’area delle colline presenti nella parte settentrionale del Parco, soprattutto all’interno della Riserva Naturale Valle Santa Croce-Alta Valle del Curone. Gli studi effettuati indicano che i fattori più importanti per la conservazione dell’equilibrio delle sorgenti petrificanti sono la presenza costante dell’acqua, la loro temperatura e qualità. I principali pericoli sono quindi le modifiche del bacino di alimentazione per cause naturali (frane, smottamenti) o per l’azione dell’uomo (lavori che comportano la movimentazione del terreno), gli inquinamenti, l’improvviso aumento di luminosità nei boschi in cui scorrono i ruscelli, a seguito di tagli eccessivi o schianti. Ma sono ovviamente da evitare anche tutti i comportamenti che potrebbero causare l’alterazione diretta dell’habitat, come il transito di mezzi o persone nell’alveo. All’interno del Parco, con il sostegno dell’Unione Europea, sono in corso alcune azioni per la tutela di questi habitat. Dopo aver aumentato le conoscenze tramite ricerche scientifiche, si sono avviati interventi forestali di consolidamento dei versanti, per rendere più stabili questi ambienti. Per limitare il disturbo causato dal transito sui sentieri, vengono realizzati ponticelli, passerelle e staccionate. Vengono eseguiti lavori di consolidamento dei versanti interessati da fenomeni franosi. Nei pressi delle formazioni più significative vengono allestiti supporti informativi. I ruscelli che costituiscono l’habitat delle sorgenti petrificanti rappresentano anche l’ambiente preferenziale per il Gambero d’acqua dolce, che qui trova le acque ricche di ossigeno che gli sono necessarie e numerosi nascondigli fra le rocce. Un altro piccolo animale molto frequente in questi ambienti è la Salamandra.
Dal torrente “petrificato” proseguiamo sul sentiero argilloso verso Ca’ del Soldato, dove affiorano, in alcuni punti, rocce sedimentarie stratificate. Dopo pochi minuti di cammino, troviamo una staccionata di legno sulla destra del sentiero, alcuni gradini e una passerella che ci facilitano il passaggio nel terreno molto argilloso. Arriviamo ad un piccolo e grazioso stagno, sulla nostra sinistra, e dopo pochi metri giungiamo al Centro Parco Ca’ del Soldato, a circa 330 metri s.l.m., e al punto 11.

PUNTO 11

La cascina “Ca’ del Soldato” è adibita a centro Parco ed è sede del gruppo di Guardie Ecologiche Volontarie, attive sul territorio con funzioni di vigilanza e con interventi di salvaguardia dell’ambiente. La cascina è stata ristrutturata dal Consorzio di gestione del Parco nel 1990 ed ha acquisito importanza fondamentale per le attività di educazione ambientale. La cascina è costituita da un unico edificio che ha conservato le caratteristiche rurali; è caratterizzato da differenti livelli interni, collegati da piccole scale, che seguono l’andamento naturale del terreno. Sul fronte nord si aprono due ampie aperture, che illuminano un porticato, in origine destinate a fienile. Ca’ del Soldato dispone di un piccolo museo, aperto la domenica, nel quale vengono proposti i diversi ambienti che caratterizzano il territorio del Parco e la fauna presente, oltre agli attrezzi agricoli e della vita contadina utilizzati, un tempo, in questi luoghi.

 


Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone
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